No, no e poi no

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Crescendo, Chiara ha imparato a parlare, a camminare, a farsi capire bene. Poi improvvisamente, verso i due anni, è arrivata una grande novità.
“No!” Una parola così, facile. Un monosillabo. “No!”. La pronunciava e, stupita, osservava le reazioni. sdz-seeds02Studiava le conseguenze. Gustava, con occhi da predatore, l’effetto che poteva ottenere con quella semplice parola. “No!”, ripeteva. Dicono sia normale verso i due anni, ma per i genitori è sempre un duro impatto. Ti obbliga a considerare che quell’esserino che hai di fronte non è una tua propaggine. E’ una persona in carne ed ossa che può anche vederla in modo diverso da te. Un neonato gruppo politico ha ottenuto un successo inaspettato. Troppa grazia. E adesso si trova di fronte a un imbarazzo di fondo. Allearsi con chi (ai loro occhi sbalorditi) è il meno peggio oppure continuare a fare i puri, perdendo l’occasione di portare a casa qualche punto del programma? Per ora la risposta è “No!”.
Lo stesso “No!” misto di stupore e di voglia di sperimentare che ascoltavo in Chiara. Chiara nel frattempo è cresciuta. Fra qualche anno mi rivolgerà altri “No!”, più ostili, più cupi. Ma per il momento mi auguro che impari, come altri, a valutare e dire i suoi “No” i suoi “Sì” e i suoi “Dipende”.
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Padri

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Che cosa fa di un papà, un buon papà? Se chiedete in giro di risposte ne potete avere quante volete. Non per forza tutte condivisibili.
E’ indispensabile che sia presente. Bisogna che giochi con i bambini. Serve che ami i propri figli. E’ necessario che contribuisca, con la mamma, a creare un ambiente sereno dove i figli possano crescere. L’elenco di precetti astratti potrebbe continuare.
C’è tutto il filone del tempo di qualità. Che è una cosa che mi ha sempre fatto ridere. “Io con mio figlio riesco a passare poco tempo, ma il tempo che passo con lui è tempo di qualità”. O altri che guardano assieme la televisione, entrambi muti e dicono “Sono stato due ore con mio figlio”. sdz-seeds02
La realtà è che non bisognerebbe aspettare una festa del papà, per fare i bilanci. Ci deve essere una vicinanza quotidiana. Che non sia fatta di sacrificio ma di semplice condivisione. Ognuno con il suo ruolo. Non fingendosi amici. Se un padre fa l’amico, poi il padre chi lo fa?
Ma penso che l’importante, soprattutto in tempi foschi come questi, mettere davanti un sorriso. Un sorriso grande, sentito sincero. Così grande da poterci nascondere dietro anche qualche segreta inquietudine. Che anche un padre ha il diritto di avere.

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Ad essere fiscali

sdz-03-upSono a casa, malato. Il medico mi ha dato tre giorni di malattia. E’ l’influenza che ha colpito quasi tutti i miei familiari. Uno dopo l’altro, quasi una staffetta. Ho dovuto chiamare il mio capo e l’ufficio personale per informarmi sulle procedure da seguire. Hanno automatizzato la trasmissione della comunicazione tra medico di famiglia e INPS. Bene, è un bel risultato. Ricordo quando, anni fa, mi sono trovato nella stessa situazione. Oltre al fastidio di dover andare dal medico, mi è toccato quello inutile di dover andare in posta per fare la raccomandata al mio datore di lavoro.sdz-seeds02
Adesso sento parlare di un altro malato, molto più famoso di me. Un certo Silvio Berlusconi che è ricoverato all’ospedale. Il giudice ha mandato una visita fiscale. E allora “Apriti cielo!”. Una fila di suoi sostenitori sfilano addirittura per il tribunale di Milano. Fa paura pensare un potere dello stato manifestare nella sede di un altro. Ma come? Se c’è un impedimento vero a partecipare al processo, è sacrosanto che il giudice se ne accerti. Che non lasci dubbi. Che la reputazione dell’imputato ne esca in modo chiaro. Trattandosi di questo imputato, non mi è venuto nessun aggettivo migliore.
Mandatela a me, la visita fiscale. Oggi ho visto il termometro segnare 39,3°. Io non ho bisogno di sfilate acritiche. Solo di tisane e tachipirina.

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Cambieremo ma dopo

sdz-03-upNon ho grandi simpatie per la locuzione “società civile”. Non sono sicuro che ne esista una incivile da contrapporle. O forse esiste, ma non è una società, un aggregato. E’ più l’insieme meschino di nostri egoismi. Io userei più volentieri una espressione capace di mettere in evidenza l’impegno. Il non farsi scorrere tutta la realtà addosso. Ma queste forse sono solo pignolerie lessicali che non portano a niente.
Io penso che i neo eletti del Movimento 5 stelle vengano in gran parte da questa “società civile”, “società che partecipa”, “società che si fa carico”. Ho un serio pregiudizio (positivo) verso di loro.sdz-seeds02
Mi sono immaginato un nuovo parlamentare. Campagnolo della burocrazia centrale. Spaesato, certo. Ma con una ingenuità e verginità agli usi del palazzo, che me lo fanno risultare simpatico.
Ma tutta questa voglia di cambiare, adesso dove va?
Le sparate estreme dell’ideologo Grillo “Non vogliamo accordarci, vogliamo annullarli ed arrivare al 100%” come deve viverla, il mio eroe anonimo?
E ripensando al bel sogno che è stato arrivare in parlamento. Trovare la chiave. Entrare senza chiedere permesso, senza inchinarsi.
Ma adesso rischia tutto di essere vanificato per le bizze di un ideologo annoiato. Forse viene davvero voglia di riprendere il treno e tornare a casa.

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Stelle o asterischi

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E adesso cosa succede? Molti elettori, indignati, hanno accettato l’idea di unirsi per dare una spallata ai partiti tradizionali. Il piano era quello, condivisibile, di mettere nelle stanze del potere, un numero appropriato di controllori. Una specie di collegio sindacale, come quello delle aziende. Un gruppo di persone che, da dentro, possa guardare, rivedere, parlare, aprire. Gli avversari dicevano “Attenti, rischiate di eleggere degli inetti”.
E’ successo qualcosa di diverso. I controllori sono entrati in massa. Forse troppi per poter giocare il ruolo di grillo parlante (parlo del grillo di Pinocchio, certo). Di certo troppo pochi per fare tutto da soli.
Ingenui, inesperti, forse. Ma inetti no. Questa verginità politica, questa voglia di fare sono un buon segno. Quando in un’intervista maliziosa si svela che non sanno il nome del palazzo sdz-seeds02sede del Senato, io quasi quasi lo vedo come un segno positivo.
La estrazione “normale”, più demoscopicamente accettabile dei recenti parlamenti fatti solo da giornalisti, avvocati e imprenditori è un buon segno. E’ un inizio. Ma adesso devono poggiare il megafono e rimboccarsi le maniche. Altrimenti viene il sospetto che i cinque simboli nello stemma non siano stelle ma pericolosi asterischi di cui non si riescono a leggere le note a pie’ di pagina.

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