Ostruzionismo immobilismo e sogni di sussitenza

Semi di zucca
Quando c’è un’elezione qualcuno vince. Chi perde può mettersi d’accordo oppure cercare di fermare le iniziative peggiori del vincitore. Ma visto che non ha i numeri per farlo deve inventarsi qualcosa di diverso. Può fare ostruzionismo: usare cioè il regolamento parlamentare in modo strumentale per portare l’assemblea a discutere di innumerevoli possibili modifiche, mirando a rimandare il più possibile l’approvazione di quel provvedimento che si intende ostacolare. Per fare questo, negli anni, i regolamenti sono stati modificati. Persino una istituzione statica e conservatrice (nelle sue pratiche e nel suo sentire) come i due rami del Parlamento italiano si sono dotate di sistemi per superare la paralisi cercata dall’ostruzionismo. Il tema è importante: di fronte a un atto scellerato, è etico bloccare tutto? La risposta dipende dal nostro singolo giudizio sul provvedimento in questione. A volte sì. A volte no. In generale no. In generale ser si crede nella democrazia, bisogna lasciar lavorare chi ha vinto le elezioni e uscire dal falso assunto che “non fare niente è meglio di fare cose sbagliate”. Semi di zucca Per un paese non fare niente vuol dire rassegnarsi a una crescita inesistente. E questo non porta immobilismo ma induce arretratezza. Se il nostro paese si rassegna a crescite nulle è facile dimostrare che restiamo indietro. Perdiamo posizioni e opportunità. Vediamo che il benessere che abbiamo conosciuto nel dopoguerra si sgretola molto velocemente. In uno scenario così possiamo permetterci solo sogni di sussitenza.
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Cultura in scatola

sdz-03-upTra i compiti di ogni Premier c’è anche quello di curare i rapporti internazionali e di portare avanti relazioni utili per il proprio Paese. A volte capita di doversi confrontare con esponenti di culture lontane dalla propria e con princìpi difformi. A questo punto l’arte della diplomazia dovrebbe intervenire per permettere di salvare capra e cavoli. Cioè di ottenere risultati tangibili senza pagarli a caro prezzo. Uno dei tavoli più difficili è quello dei diritti umani: come trattare con Stati che non rispettano le più basilari regole civili? Se da un lato verrebbe da rispondere con un fiero “con questi non ci parlo neanche”, da un altro questo atteggiamento aumenterebbe l’isolamento e il conseguente peggioramento delle condizioni delle vittime di questa situazione. Nella recente visita del leader iraniano Rouhani a Roma si è deciso (per questioni di decoro e ospitalità) di nascondere statue raffiguranti corpi umani nudi. Non erano elementi osceni, solo nudità. Qualcsdz-seeds02he zelante e ben pagato funzionario del cerimoniale di Palazzo Chigi ha pensato di inscatolare la cultura per non offendere. Io se fossi in Rouhani avrei preso questo gesto come una manifestazione infantile. Avrei risposto che (sotto una tunica o sotto giacca e cravatta) siamo fatti allo stesso modo. Ognuna di quelle statue coperte era senz’altro più bella e più vera di una simulata pudicizia. Il confronto avviene guardandosi in faccia, senza pannelli.sdz-03-dn

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La classifica degli insulti

sdz-03-upPremesso che ho tanti amici stronzi, vorrei dire la mia sul caso Mancini-Sarri.
Due degli allenatori più importanti del campionato italiano (Mancini dell’Inter e Sarri del Napoli) alla fine di una partita si insultano.  Sarri dice a Mancini, tra l’altro “frocio” e “finocchio”. Mancini dice Sarri, tra l’altro “vecchio rincoglionito” e “stronzo”. Mancini poi corre a raccontare tutto alle televisioni e nasce un’accusa di razzismo e un caso clamoroso.
Sarri rischia 4 mesi di squalifica per comportamento razzista. Quindi dare del gay al tuo prossimo è un’accusa gravissima. Molto più grave che dare dello stronzo, visto che a quanto ne so non c’è nessuna ipotesi di squalifica per mesi per chi ha dato dello stronzo.
Io ho avuto a che fare con un discreto numero di gay e di stronzi. Non mi sono capitati ancora dei gay stronzi (che esistono eccome) solo perché quando vedo uno stronzo poi sono poco invogliato ad approfondirne la conoscenza e arrivare a un livello di sdz-seeds02confidenza tale che lo porti a raccontarmi che è gay. Ma tra le due categorie spero di trovare sulla mia strada pochissimi stronzi e non me ne frega niente quanti gay. Quindi per me l’insulto grave, la categoria umana che vorrei tenere lontano come la peste sono gli stronzi, non i gay. Vorrei rinegoziare la classifica degli insulti, restituendo agli stronzi la posizione di vertice che meritano.sdz-03-dn

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Vaccino contro la stupidità

sdz-03-upCon il progresso medico e culturale, la mia generazione finalmente è la prima a essere stata completamente vaccinata. Almeno in Italia. Prima i vaccini più urgenti: vaiolo, tetano, poliomielite, difterite. Poi piano piano gli altri. Quando le mamme ci spiegavano cosa fossero eravamo fieri di affrontare quella prova di coraggio e di poterci aspettare una vita adulta più sana.
Poi sui giornali sono arrivati i tempi felici in cui alcune malattie sono state dichiarate “debellate”. Una vittoria per l’umanità. Assistiamo oggi a un processo inverso: la chiacchiera complottista e pseudoscientifica passa di bocca in bocca, sostiene che le vaccinazioni sono inutili e pericolose. E tanti genitori (inetti come tutti i genitori) finiscono per volerci credere e non vaccinano i figli. L’OMS e l’Istituto Superiore di Sanità lanciano l’allarme: in Italia siamo sotto alla soglia del 95% per le sdz-seeds02vaccinazioni per poliomielite, tetano, difterite ed epatite B. E la percentuale è addirittura dell’86% per quelle contro il morbillo, la parotite e la rosolia. La soglia non è psicologica ma statistica. Se in una classe di venti bambini, uno prende la meningite, se gli altri (95%) sono vaccinati, il contagio si argina. Se invece altri quattro bambini (25% totale) non è protetto, il morbo circola e si diffonde.
Dove abbiamo sbagliato? Quand’è che abbiamo barattato il progresso scientifico e la salute dei nostri figli con le più becere paure infondate e strillate?
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Ce l’hanno con me

sdz-03-upCe l’hanno con me, sai? Sono stato giudicato in questo modo solo perché, te lo devo proprio dire, lo avevano deciso prima di ascoltarmi. Non hanno scelto me al colloquio perché tanto lo avevano dall’inizio il nome da scegliere. Mio figlio è molto bravo a scuola, ma la pagella è così così perché i professori lo hanno preso di mira e ce l’hanno con lui.sdz-seeds02
Io ho sviluppato una profonda allergia verso questo tipo di ragionamenti. Ma non da adesso, non dalle condanne di Berlusconi e dai piagnistei videotrasmessi. Non mi va proprio il metodo secondo il quale un giudizio o ci è favorevole o è sbagliato.
Sempre più lo vedo entrare in modo strisciante nella nostra società. Non voglio cedere a facili “ai miei tempi”, ma se portavo a casa una nota i miei genitori davano per assodato che me la fossi meritata. E poi chiedevano di difendermi. Adesso l’atteggiamento è ribaltato: il comodo non può essere è diventato il primo pensiero.
Ricusare i giudici ci rende una società senza giudizi.
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Cosa mi importa della guerra

sdz-03-upDa quanti anni sento parlare della guerra in Siria? Da due anni, da tre, da cinque? Da quando c’è la lista dei paesi canaglia, è sempre stata dentro, non ho capito bene il perché. Dopo l’Afghanistan e l’Iraq, dicevano, ci saranno l’Iran e la Siria. Ormai i telegiornali ci parlano quotidianamente di armi chimiche. Di stragi. Di crimini inenarrabili. Quasi a prepararci all’idea di una reazione dovuta. Ci vengono mostrate immagini di taniche che potrebbero contenere sostanze letali. O anche niente. Ma questa volta non ci casco. Non voglio fare il tifoso. Ci siamo abituati a dare la nostra opinione su ogni fatto di cronaca. Masdz-seeds02xi evasioni, delitti di provincia, partite di calcio. Tutti dobbiamo avere un opinione, una nostra verità pronta da essere esibita. Anche di fronte all’arrivo di una nuova maledetta guerra rischiamo di dividerci tra chi la rifiuta a ogni costo e chi la vede come un utile strumento. A me di tutto questo non importa, non importa più. Non importa del nome che le daremo. Non importa del nobile motivo che ci spiegheranno nitidamente, in mondovisione. Non importa di quanto, a conti fatti, mi convenga questa guerra. Non mi comporta di quanto, dopo questa guerra, sarò più sicuro. Mi importa solo che non si faccia. Che per una volta, si trovi un’altra via.
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Suggestione artistica

sdz-03-upNel mondo dell’editoria è successo un episodio buffo. L’autrice di Harry Potter, J.K.Rowling, ha voluto mettersi alla prova. Sicura del suo talento, ha cercato di replicare il successo della saga del maghetto. Ha scritto un giallo firmandosi con uno pseudonimo: Robert Galbreith. Ha sottoposto il libro a editori e critici. E sono pochi quelli che lo hanno valutato come un’opera scritta da un autore di esperienza. In tre mesi ha venduto 1500 copie. Alla fine il “giocsdz-seeds02o” è stato rivelato e, in pochissimo tempo, sono state vendute 7 milioni di copie.
In molti imprecano disgustati: allora il marketing conta più di tutto il resto. In realtà quello che ci fa apprezzare un’opera d’arte (in qualsiasi campo) è la suggestione che riesce a darci. La firma di un autore noto è solo uno degli ingredienti di questa misteriosa alchimia. Se un libro (un disco, un film, un quadro) mi è piaciuto attribuisco al suo autore una accondiscendenza che limita la mia severità nel giudicare le proprie opere. Non è (solo) marketing. E’ anche fascino. E’ anche suggestione.sdz-03-dn

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Ammiccamenti manifesti

sdz-03-upAbbiamo commentato divertiti i manifesti elettorali. C’è stata una evoluzione nel corso dei decenni. Un cambiamento grafico che in qualche modo è emblematico del cambiamento del paese nei confronti della politica. Negli anni Settanta il manifesto elettorale era il simbolo del partito. C’erano le ideologie, forti, che prevalevano sul candidato. Falce e martello o scudo crociato spiegavano molto di più del cognome del candidato. Negli anni Ottanta si è ribaltato il paradigma. Foto di gente vincente e ammiccante. Esegeti di quell’edonismo che si spacciava come il modo giusto di interpretare il mondo, a partire dalla politica. Facce che, a rivederle adesso, sembrano poco più comparse di Miami Vice. Negli anni Novanta si è riscoperta la seriosità di tailleur e giacca e cravatta. Meglio se grigi. sdz-seeds02Adesso che la parola d’ordine è il prefisso anti- (politica, casta, palazzo) il gioco è vestirsi in modo quotidiano: camice aperte, maglioni, foto casuali di quelle che scarteremmo come immagine del profilo su facebook. Guardandoli in prospettiva, però, questo adeguarsi ai canoni del momento ha sempre un ché di sospetto. Si interpretano i gusti del tempo.sdz-03-dn

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Tutti controllori

sdz-03-upQualche anno fa circolava su internet una specie di storiella illustrata. Raccontava con ironia un po’ demagogica del modello direzionale italiano. Su una canoa c’era un equipaggiosdz-seeds02 di dieci uomini. Un solo capovoga che scandiva il tempo e nove vogatori. Non ottenendo risultati soddisfacenti veniva via via deciso di aumentar il numero di quelli che impugnavano il megafono, a discapito di quelli che impugnavano il remo. La costruzione era gradevole. Pur di fronte a una sequenza di decisioni palesemente sbagliate, il divertimento stava nella scoperta di come i dirigenti avrebbero giustificato la prossima scelta assurda. Come è intuibile alla fine l’equipaggio diventa di un solo vogatore incitato da nove capi con il megafono. E la colpa dei risultati calanti è naturalmente del rematore. Questa storia grottesca mi ricorda da vicino la politica italiana. Tutta la politica: eletti ed elettori. Tutti abbiamo in mano la ricetta. Tutti sappiamo come devono comportarsi gli altri. Tutti invochiamo l’eliminazione dei privilegi altrui, giustificando i nostri. Nessuno di noi sa più usare la prima persona plurale quando si parla di futuro. Rivoglio i “Faremo”.sdz-03-dn

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Coinvolgimento e cinismo

sdz-03-upSono scosso. Ho sentito degli attentati al traguardo della maratona di Boston. Io di maratone ne ho fatte sei. E sono sempre arrivato lento, con un passo simile a quello che ho visto tenere ai maratoneti dei filmati negli istanti dello scoppio. Tre morti. Vista la folla che c’è normalmente in queste occasioni, la cifra poteva essere molto peggiore. In rete si riflette sul valore emotivo di questi morti. Sono “solo” tre, ma pesano più di trenta morti in Siria. E’ vero, ci colpiscono molto di più. Ma forse non è sdz-seeds02cinismo, né ipocrisia. Non è razzismo strisciante, quello che ci porta a identificarci più facilmente con le vittime occidentali. E’ qualcosa di istintivo. Quando la paura si è fissata nei nostri comportamenti innati, era essenziale selezionare tra paure campate in aria e paure legate a pericoli imminenti. E quindi, da qualche parte nel nostro cervello, c’è un meccanismo che seleziona i pericoli. Ci fa identificare con il nostro coetaneo che muore in un incidente stradale nel nostro quartiere. Mentre non ci toccano le centinaia di morti in una remota inondazione in Bangladesh. Non è freddezza, non è calcolo. E’ un riflesso del nostro istinto di conservazione. Poi sta a noi, alla nostra cultura, alla nostra coscienza, fare quel passo in più per allontanarci dai nostri progenitori fatti solo di istinto.sdz-03-dn

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