Chiedere scusa

sdz-03-upLi ricordate i tifosi del Feyenord? Quelli che prendendo come pretesto una partita in coppa contro la Roma sono andati in giro come bestie per la città cercando risse, pisciando sui muri e (ciliegina sulla torta) rovinando a bottigliate la fontana di Piazza di Spagna?
In Olanda sta per chiudersi il processo. E allora, dal giornale radio, vengo a sapere che ci sono state delle conseguenze ancora prima della sentenza. Uno di loro era un poliziotto che, una volta conosciuti i fatti, è stato immediatamente licenziato.
Stupisce, in una vicenda così brutta, sentire che gli olandesi dicono di essersi vergognati per i loro connazionali. Sono convinto che al loro posto, noi italiani, avremmo più comodamente detto “Sono ultras” invece di sono italiani. Avremmo detto “Certo: i tifosi di quella o quell’altra città sono sempre stati bestie”. Prendendo le distanze dalla loro categoria e dalle loro colpe. Invece gli olandesi dicono, alla stampa italiana, che si sono vergognati.
Ma non basta: il poliziotto licenziato, ai microfoni chiede scusa e dice “Lasdz-seeds02nciando quella bottiglia ho gettato anche il mio lavoro”. Non recrimina, non cerca attenuanti o scusanti sociali. Non incolpa il branco o il sistema. Non chiede il reintegro nel posto di lavoro ma chiede scusa ai colleghi per avere indirettamente infangato l’onore della categoria. Io non so come andrà il processo, ma penso che dobbiamo riflettere su questo modo maturo di affrontare i propri errori.sdz-03-dn

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La rete è cattiva

sdz-03-upHo letto sull’intrico di social network che due amici, Stefano e Alessandro, sono stati ospiti della Camera dei Deputati per un incontro sulla violenza in rete. Conoscendo quei due, il primo pensiero è stato: “Sono invitati come esponenti della rete o della violenza?”. Li ho conosciuti in un blog di satira. Un posto dove si entra per commentare le notizie. Il patto implicito è: qui si fa satira. Si può essere cattivi, volgari, spietati. Ma si prende di mira il potente (politico, sdz-seeds02imprenditore, uomo di successo), oppure il costume (un tic come chiave di lettura della nostra società). Ho letto del dibattito alla Camera su wired. Questa attenzione verso gli aspetti violenti della rete ha due aspetti. Bullismo, razzismo, violenza, insulti e minacce sono fenomeni da condannare. Ma attenti a non imputare di questo la rete. Non è evitando le parolacce che si risolve il problema. Semmai lavorando sulla cultura su cui qusta violenza attecchisce. Nei regimi meno democratici il controllo è tale che persino la sintassi è piena di fronzoli e i toni sono più gentili. Se il problema è chi scrive insulti sui muri, bisogna mettere alla berlina la stupidità del gesto, non arrestare il produttore di vernice spray.sdz-03-dn

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No, no e poi no

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Crescendo, Chiara ha imparato a parlare, a camminare, a farsi capire bene. Poi improvvisamente, verso i due anni, è arrivata una grande novità.
“No!” Una parola così, facile. Un monosillabo. “No!”. La pronunciava e, stupita, osservava le reazioni. sdz-seeds02Studiava le conseguenze. Gustava, con occhi da predatore, l’effetto che poteva ottenere con quella semplice parola. “No!”, ripeteva. Dicono sia normale verso i due anni, ma per i genitori è sempre un duro impatto. Ti obbliga a considerare che quell’esserino che hai di fronte non è una tua propaggine. E’ una persona in carne ed ossa che può anche vederla in modo diverso da te. Un neonato gruppo politico ha ottenuto un successo inaspettato. Troppa grazia. E adesso si trova di fronte a un imbarazzo di fondo. Allearsi con chi (ai loro occhi sbalorditi) è il meno peggio oppure continuare a fare i puri, perdendo l’occasione di portare a casa qualche punto del programma? Per ora la risposta è “No!”.
Lo stesso “No!” misto di stupore e di voglia di sperimentare che ascoltavo in Chiara. Chiara nel frattempo è cresciuta. Fra qualche anno mi rivolgerà altri “No!”, più ostili, più cupi. Ma per il momento mi auguro che impari, come altri, a valutare e dire i suoi “No” i suoi “Sì” e i suoi “Dipende”.
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Padri

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Che cosa fa di un papà, un buon papà? Se chiedete in giro di risposte ne potete avere quante volete. Non per forza tutte condivisibili.
E’ indispensabile che sia presente. Bisogna che giochi con i bambini. Serve che ami i propri figli. E’ necessario che contribuisca, con la mamma, a creare un ambiente sereno dove i figli possano crescere. L’elenco di precetti astratti potrebbe continuare.
C’è tutto il filone del tempo di qualità. Che è una cosa che mi ha sempre fatto ridere. “Io con mio figlio riesco a passare poco tempo, ma il tempo che passo con lui è tempo di qualità”. O altri che guardano assieme la televisione, entrambi muti e dicono “Sono stato due ore con mio figlio”. sdz-seeds02
La realtà è che non bisognerebbe aspettare una festa del papà, per fare i bilanci. Ci deve essere una vicinanza quotidiana. Che non sia fatta di sacrificio ma di semplice condivisione. Ognuno con il suo ruolo. Non fingendosi amici. Se un padre fa l’amico, poi il padre chi lo fa?
Ma penso che l’importante, soprattutto in tempi foschi come questi, mettere davanti un sorriso. Un sorriso grande, sentito sincero. Così grande da poterci nascondere dietro anche qualche segreta inquietudine. Che anche un padre ha il diritto di avere.

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Ad essere fiscali

sdz-03-upSono a casa, malato. Il medico mi ha dato tre giorni di malattia. E’ l’influenza che ha colpito quasi tutti i miei familiari. Uno dopo l’altro, quasi una staffetta. Ho dovuto chiamare il mio capo e l’ufficio personale per informarmi sulle procedure da seguire. Hanno automatizzato la trasmissione della comunicazione tra medico di famiglia e INPS. Bene, è un bel risultato. Ricordo quando, anni fa, mi sono trovato nella stessa situazione. Oltre al fastidio di dover andare dal medico, mi è toccato quello inutile di dover andare in posta per fare la raccomandata al mio datore di lavoro.sdz-seeds02
Adesso sento parlare di un altro malato, molto più famoso di me. Un certo Silvio Berlusconi che è ricoverato all’ospedale. Il giudice ha mandato una visita fiscale. E allora “Apriti cielo!”. Una fila di suoi sostenitori sfilano addirittura per il tribunale di Milano. Fa paura pensare un potere dello stato manifestare nella sede di un altro. Ma come? Se c’è un impedimento vero a partecipare al processo, è sacrosanto che il giudice se ne accerti. Che non lasci dubbi. Che la reputazione dell’imputato ne esca in modo chiaro. Trattandosi di questo imputato, non mi è venuto nessun aggettivo migliore.
Mandatela a me, la visita fiscale. Oggi ho visto il termometro segnare 39,3°. Io non ho bisogno di sfilate acritiche. Solo di tisane e tachipirina.

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Cambieremo ma dopo

sdz-03-upNon ho grandi simpatie per la locuzione “società civile”. Non sono sicuro che ne esista una incivile da contrapporle. O forse esiste, ma non è una società, un aggregato. E’ più l’insieme meschino di nostri egoismi. Io userei più volentieri una espressione capace di mettere in evidenza l’impegno. Il non farsi scorrere tutta la realtà addosso. Ma queste forse sono solo pignolerie lessicali che non portano a niente.
Io penso che i neo eletti del Movimento 5 stelle vengano in gran parte da questa “società civile”, “società che partecipa”, “società che si fa carico”. Ho un serio pregiudizio (positivo) verso di loro.sdz-seeds02
Mi sono immaginato un nuovo parlamentare. Campagnolo della burocrazia centrale. Spaesato, certo. Ma con una ingenuità e verginità agli usi del palazzo, che me lo fanno risultare simpatico.
Ma tutta questa voglia di cambiare, adesso dove va?
Le sparate estreme dell’ideologo Grillo “Non vogliamo accordarci, vogliamo annullarli ed arrivare al 100%” come deve viverla, il mio eroe anonimo?
E ripensando al bel sogno che è stato arrivare in parlamento. Trovare la chiave. Entrare senza chiedere permesso, senza inchinarsi.
Ma adesso rischia tutto di essere vanificato per le bizze di un ideologo annoiato. Forse viene davvero voglia di riprendere il treno e tornare a casa.

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Stelle o asterischi

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E adesso cosa succede? Molti elettori, indignati, hanno accettato l’idea di unirsi per dare una spallata ai partiti tradizionali. Il piano era quello, condivisibile, di mettere nelle stanze del potere, un numero appropriato di controllori. Una specie di collegio sindacale, come quello delle aziende. Un gruppo di persone che, da dentro, possa guardare, rivedere, parlare, aprire. Gli avversari dicevano “Attenti, rischiate di eleggere degli inetti”.
E’ successo qualcosa di diverso. I controllori sono entrati in massa. Forse troppi per poter giocare il ruolo di grillo parlante (parlo del grillo di Pinocchio, certo). Di certo troppo pochi per fare tutto da soli.
Ingenui, inesperti, forse. Ma inetti no. Questa verginità politica, questa voglia di fare sono un buon segno. Quando in un’intervista maliziosa si svela che non sanno il nome del palazzo sdz-seeds02sede del Senato, io quasi quasi lo vedo come un segno positivo.
La estrazione “normale”, più demoscopicamente accettabile dei recenti parlamenti fatti solo da giornalisti, avvocati e imprenditori è un buon segno. E’ un inizio. Ma adesso devono poggiare il megafono e rimboccarsi le maniche. Altrimenti viene il sospetto che i cinque simboli nello stemma non siano stelle ma pericolosi asterischi di cui non si riescono a leggere le note a pie’ di pagina.

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Entri, Onorevole

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Certo che non sarà facile la vita del neoeletto del Movimento5Stelle. Ma la sua entrata nel parlamento, il suo ingresso fisico, fuori di ogni metafora, ha qualcosa di felliniano. Una poetica gioiosa e amara. Entra figlio di nessun governo, portatore di nessuna alleanza. Magari gli dovranno persino prestare una cravatta i commessi. Ce ne hanno pronte, per i fornitori sprovveduti che non sanno, che si entra con una cravatta. Perché l’apparenza, eh! Se non salviamo almeno quella, cosa ci resta? Entreranno fingendo di non essere intimoriti dsdz-seeds02a tutti quei lussi antichi. Ripeteranno a mente, come un mantra, i motivi che li hanno portati lì. Una politica dalla parte della gente. Basta con gli sprechi. Cambiamo il paese, rinnoviamolo. Dimezziamo i parlamentari. Si troveranno di fronte i sorrisi di circostanza di commessi e funzionari che guadagnano in una legislatura quanto loro, forse, hanno visto in una vita. Dovranno seguire le linee di partito o del movimento, chiamatelo come volete. Dovranno dire non si tratta. Al massimo faranno un patto per cambiare la legge elettorale e il numero dei parlamentari.  Cambierà la legislatura, appena rimossa la carcassa di questa legge elettorale. E la maggior parte di questi neoeletti torneranno alla vita vera. Coi commessi che ghignano sornioni. Abituati come sono a non commentare a voce alta.

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Voto disgiunto

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Fin da piccolo sono stato indottrinato sul valore del voto. Un po’ a memoria mi dicevano che il voto è un diritto dovere. Ci ho messo molto a elaborare quella parola: dovere. Se non faccio quello che devo, pensavo, qualcuno viene a chiedermene conto. Mi multano, mi mettono in qualche elenco, mi domandano. Niente. Mi aspettavo almeno, seguendo una diceria rassicurante, che dopo una serie di elezioni disertate si perdesse il diritto di votare. Invece niente.
Al massimo si abdica quella fetta di sovranità, lasciandola ad altri. Più motivati, più interessati. O semplicemente meno indolenti.
La mia vita di elettore ha conosciuto fasi di interesse altalenanti. Un impeto da “questa volta non vedo l’ora di votare e cambiare le cose” alternato a un “ma no, non cambieremo mai, viene voglia di stare a casa”.sdz-seeds02
Governabilità o cambiamento? Ragione superiore o stretta rispondenza a valori morali? Passione o ragione?
Questa volta andrò a votare sperimentando il voto disgiunto. Metterò una crocetta sul partito che mi rappresenta di più, ma terrò questa scelta disgiunta dalla mia fiducia di cambiare qualcosa.

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Emergenze e convergenze

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Ho scorso coscienziosamente i programmi dei partiti. Di tutti i partiti che, in qualsiasi veste, potrebbero andare al governo. Anche nelle ipotesi più remote.
Ho trovato gli stessi ingredienti. Razionalizzare la spesa pubblica. Contrastare l’evasione fiscale. Abbassare la tassazione. Risanare il bilancio dello Stato. La prima impressione, sbagliata, è che si copino l’un l’altro. Stessa impressione, fondata, che si ha guardando automobili di fascia media. Chi ha un’idea apprezzata dai mercati viene subito scopiazzato da concorrenti bramosi di non restare indietro.sdz-seeds02
Ma in politica l’elemento è un altro. E’ l’emergenza che obbliga a scrivere programmi quasi identici. Quando c’è ricchezza posso decidere se sperperare tutto, se investire in un castello, se comprare una barca e girare il mondo. E posso permettermi il lusso di essere estroso e originale.
Ma se ho la casa che va a fuoco, non importa l’estrazione o l’ideologia di chi interviene. Si prende l’acqua e si cerca di spegnere l’incendio.
Questa convergenza di programmi è preoccupante non tanto per la mancanza di fantasia. Quando per la mancanza di alternative che questa fase di emergenza ci impone.

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