Ammiccamenti manifesti

sdz-03-upAbbiamo commentato divertiti i manifesti elettorali. C’è stata una evoluzione nel corso dei decenni. Un cambiamento grafico che in qualche modo è emblematico del cambiamento del paese nei confronti della politica. Negli anni Settanta il manifesto elettorale era il simbolo del partito. C’erano le ideologie, forti, che prevalevano sul candidato. Falce e martello o scudo crociato spiegavano molto di più del cognome del candidato. Negli anni Ottanta si è ribaltato il paradigma. Foto di gente vincente e ammiccante. Esegeti di quell’edonismo che si spacciava come il modo giusto di interpretare il mondo, a partire dalla politica. Facce che, a rivederle adesso, sembrano poco più comparse di Miami Vice. Negli anni Novanta si è riscoperta la seriosità di tailleur e giacca e cravatta. Meglio se grigi. sdz-seeds02Adesso che la parola d’ordine è il prefisso anti- (politica, casta, palazzo) il gioco è vestirsi in modo quotidiano: camice aperte, maglioni, foto casuali di quelle che scarteremmo come immagine del profilo su facebook. Guardandoli in prospettiva, però, questo adeguarsi ai canoni del momento ha sempre un ché di sospetto. Si interpretano i gusti del tempo.sdz-03-dn

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Tutti controllori

sdz-03-upQualche anno fa circolava su internet una specie di storiella illustrata. Raccontava con ironia un po’ demagogica del modello direzionale italiano. Su una canoa c’era un equipaggiosdz-seeds02 di dieci uomini. Un solo capovoga che scandiva il tempo e nove vogatori. Non ottenendo risultati soddisfacenti veniva via via deciso di aumentar il numero di quelli che impugnavano il megafono, a discapito di quelli che impugnavano il remo. La costruzione era gradevole. Pur di fronte a una sequenza di decisioni palesemente sbagliate, il divertimento stava nella scoperta di come i dirigenti avrebbero giustificato la prossima scelta assurda. Come è intuibile alla fine l’equipaggio diventa di un solo vogatore incitato da nove capi con il megafono. E la colpa dei risultati calanti è naturalmente del rematore. Questa storia grottesca mi ricorda da vicino la politica italiana. Tutta la politica: eletti ed elettori. Tutti abbiamo in mano la ricetta. Tutti sappiamo come devono comportarsi gli altri. Tutti invochiamo l’eliminazione dei privilegi altrui, giustificando i nostri. Nessuno di noi sa più usare la prima persona plurale quando si parla di futuro. Rivoglio i “Faremo”.sdz-03-dn

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Coinvolgimento e cinismo

sdz-03-upSono scosso. Ho sentito degli attentati al traguardo della maratona di Boston. Io di maratone ne ho fatte sei. E sono sempre arrivato lento, con un passo simile a quello che ho visto tenere ai maratoneti dei filmati negli istanti dello scoppio. Tre morti. Vista la folla che c’è normalmente in queste occasioni, la cifra poteva essere molto peggiore. In rete si riflette sul valore emotivo di questi morti. Sono “solo” tre, ma pesano più di trenta morti in Siria. E’ vero, ci colpiscono molto di più. Ma forse non è sdz-seeds02cinismo, né ipocrisia. Non è razzismo strisciante, quello che ci porta a identificarci più facilmente con le vittime occidentali. E’ qualcosa di istintivo. Quando la paura si è fissata nei nostri comportamenti innati, era essenziale selezionare tra paure campate in aria e paure legate a pericoli imminenti. E quindi, da qualche parte nel nostro cervello, c’è un meccanismo che seleziona i pericoli. Ci fa identificare con il nostro coetaneo che muore in un incidente stradale nel nostro quartiere. Mentre non ci toccano le centinaia di morti in una remota inondazione in Bangladesh. Non è freddezza, non è calcolo. E’ un riflesso del nostro istinto di conservazione. Poi sta a noi, alla nostra cultura, alla nostra coscienza, fare quel passo in più per allontanarci dai nostri progenitori fatti solo di istinto.sdz-03-dn

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La giusta distanza

sdz-03-upSolo stando alla giusta distanza dalla costa, puoi vedere una città di mare. Lo diceva, con altre parole, una canzone di qualche tempo fa. Ma questo esercizio grandangolare è solo l’ennesima illusione. Se non cogli gli odori, se non senti i rumori, se non cammini nelle vie guardando nei portoni e nelle vetrine, cosa puoi capire di quel posto? Qualche anno fa ho visto un bel film italiano, anzi veneto, che aveva proprio questo titolo. La giusta distanza. Era la storia di un ragazzo che voleva diventare giornalista e ilsdz-seeds02 racconto del suo coinvolgimento con i fatti di cui scrive. Non parlo di cinema. Rifletto invece su quale è giusto che sia la misura di chi mette i suoi pensieri in rete. Non ho paura a dire cosa penso, ma confesso che cominciano a seccarmi i commenti detti e lasciati filtrare. Colleghi che insinuano “Che bello il tuo blog, chissà quanto tempo ti chiede?” (Mille caratteri compresi gli spazi? Poco). O di familiari che riconoscono questo o quell’altro in una mia riflessione e sentenziano “Ma guarda che non è mica così, perché l’hai glorificato?” (Parlare di un fatto non è giudicare una persona: cosa c’era di inesatto?). Quando parlo di politica o faccio qualche battuta sui tic o sull’onestà mi sento dire “Ma non ti esponi troppo a scriverne per nome?” (No, se dico la verità). In un mondo di cauti furbi, io sono campione di cautela. Di furbizia meno. Ma sto maturando l’idea che la giusta distanza dai fatti di cui parlo sia la minore possibile. I filtri distorcono senza proteggere.sdz-03-dn

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No, no e poi no

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Crescendo, Chiara ha imparato a parlare, a camminare, a farsi capire bene. Poi improvvisamente, verso i due anni, è arrivata una grande novità.
“No!” Una parola così, facile. Un monosillabo. “No!”. La pronunciava e, stupita, osservava le reazioni. sdz-seeds02Studiava le conseguenze. Gustava, con occhi da predatore, l’effetto che poteva ottenere con quella semplice parola. “No!”, ripeteva. Dicono sia normale verso i due anni, ma per i genitori è sempre un duro impatto. Ti obbliga a considerare che quell’esserino che hai di fronte non è una tua propaggine. E’ una persona in carne ed ossa che può anche vederla in modo diverso da te. Un neonato gruppo politico ha ottenuto un successo inaspettato. Troppa grazia. E adesso si trova di fronte a un imbarazzo di fondo. Allearsi con chi (ai loro occhi sbalorditi) è il meno peggio oppure continuare a fare i puri, perdendo l’occasione di portare a casa qualche punto del programma? Per ora la risposta è “No!”.
Lo stesso “No!” misto di stupore e di voglia di sperimentare che ascoltavo in Chiara. Chiara nel frattempo è cresciuta. Fra qualche anno mi rivolgerà altri “No!”, più ostili, più cupi. Ma per il momento mi auguro che impari, come altri, a valutare e dire i suoi “No” i suoi “Sì” e i suoi “Dipende”.
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Padri

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Che cosa fa di un papà, un buon papà? Se chiedete in giro di risposte ne potete avere quante volete. Non per forza tutte condivisibili.
E’ indispensabile che sia presente. Bisogna che giochi con i bambini. Serve che ami i propri figli. E’ necessario che contribuisca, con la mamma, a creare un ambiente sereno dove i figli possano crescere. L’elenco di precetti astratti potrebbe continuare.
C’è tutto il filone del tempo di qualità. Che è una cosa che mi ha sempre fatto ridere. “Io con mio figlio riesco a passare poco tempo, ma il tempo che passo con lui è tempo di qualità”. O altri che guardano assieme la televisione, entrambi muti e dicono “Sono stato due ore con mio figlio”. sdz-seeds02
La realtà è che non bisognerebbe aspettare una festa del papà, per fare i bilanci. Ci deve essere una vicinanza quotidiana. Che non sia fatta di sacrificio ma di semplice condivisione. Ognuno con il suo ruolo. Non fingendosi amici. Se un padre fa l’amico, poi il padre chi lo fa?
Ma penso che l’importante, soprattutto in tempi foschi come questi, mettere davanti un sorriso. Un sorriso grande, sentito sincero. Così grande da poterci nascondere dietro anche qualche segreta inquietudine. Che anche un padre ha il diritto di avere.

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Ad essere fiscali

sdz-03-upSono a casa, malato. Il medico mi ha dato tre giorni di malattia. E’ l’influenza che ha colpito quasi tutti i miei familiari. Uno dopo l’altro, quasi una staffetta. Ho dovuto chiamare il mio capo e l’ufficio personale per informarmi sulle procedure da seguire. Hanno automatizzato la trasmissione della comunicazione tra medico di famiglia e INPS. Bene, è un bel risultato. Ricordo quando, anni fa, mi sono trovato nella stessa situazione. Oltre al fastidio di dover andare dal medico, mi è toccato quello inutile di dover andare in posta per fare la raccomandata al mio datore di lavoro.sdz-seeds02
Adesso sento parlare di un altro malato, molto più famoso di me. Un certo Silvio Berlusconi che è ricoverato all’ospedale. Il giudice ha mandato una visita fiscale. E allora “Apriti cielo!”. Una fila di suoi sostenitori sfilano addirittura per il tribunale di Milano. Fa paura pensare un potere dello stato manifestare nella sede di un altro. Ma come? Se c’è un impedimento vero a partecipare al processo, è sacrosanto che il giudice se ne accerti. Che non lasci dubbi. Che la reputazione dell’imputato ne esca in modo chiaro. Trattandosi di questo imputato, non mi è venuto nessun aggettivo migliore.
Mandatela a me, la visita fiscale. Oggi ho visto il termometro segnare 39,3°. Io non ho bisogno di sfilate acritiche. Solo di tisane e tachipirina.

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Cambieremo ma dopo

sdz-03-upNon ho grandi simpatie per la locuzione “società civile”. Non sono sicuro che ne esista una incivile da contrapporle. O forse esiste, ma non è una società, un aggregato. E’ più l’insieme meschino di nostri egoismi. Io userei più volentieri una espressione capace di mettere in evidenza l’impegno. Il non farsi scorrere tutta la realtà addosso. Ma queste forse sono solo pignolerie lessicali che non portano a niente.
Io penso che i neo eletti del Movimento 5 stelle vengano in gran parte da questa “società civile”, “società che partecipa”, “società che si fa carico”. Ho un serio pregiudizio (positivo) verso di loro.sdz-seeds02
Mi sono immaginato un nuovo parlamentare. Campagnolo della burocrazia centrale. Spaesato, certo. Ma con una ingenuità e verginità agli usi del palazzo, che me lo fanno risultare simpatico.
Ma tutta questa voglia di cambiare, adesso dove va?
Le sparate estreme dell’ideologo Grillo “Non vogliamo accordarci, vogliamo annullarli ed arrivare al 100%” come deve viverla, il mio eroe anonimo?
E ripensando al bel sogno che è stato arrivare in parlamento. Trovare la chiave. Entrare senza chiedere permesso, senza inchinarsi.
Ma adesso rischia tutto di essere vanificato per le bizze di un ideologo annoiato. Forse viene davvero voglia di riprendere il treno e tornare a casa.

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Stelle o asterischi

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E adesso cosa succede? Molti elettori, indignati, hanno accettato l’idea di unirsi per dare una spallata ai partiti tradizionali. Il piano era quello, condivisibile, di mettere nelle stanze del potere, un numero appropriato di controllori. Una specie di collegio sindacale, come quello delle aziende. Un gruppo di persone che, da dentro, possa guardare, rivedere, parlare, aprire. Gli avversari dicevano “Attenti, rischiate di eleggere degli inetti”.
E’ successo qualcosa di diverso. I controllori sono entrati in massa. Forse troppi per poter giocare il ruolo di grillo parlante (parlo del grillo di Pinocchio, certo). Di certo troppo pochi per fare tutto da soli.
Ingenui, inesperti, forse. Ma inetti no. Questa verginità politica, questa voglia di fare sono un buon segno. Quando in un’intervista maliziosa si svela che non sanno il nome del palazzo sdz-seeds02sede del Senato, io quasi quasi lo vedo come un segno positivo.
La estrazione “normale”, più demoscopicamente accettabile dei recenti parlamenti fatti solo da giornalisti, avvocati e imprenditori è un buon segno. E’ un inizio. Ma adesso devono poggiare il megafono e rimboccarsi le maniche. Altrimenti viene il sospetto che i cinque simboli nello stemma non siano stelle ma pericolosi asterischi di cui non si riescono a leggere le note a pie’ di pagina.

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Entri, Onorevole

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Certo che non sarà facile la vita del neoeletto del Movimento5Stelle. Ma la sua entrata nel parlamento, il suo ingresso fisico, fuori di ogni metafora, ha qualcosa di felliniano. Una poetica gioiosa e amara. Entra figlio di nessun governo, portatore di nessuna alleanza. Magari gli dovranno persino prestare una cravatta i commessi. Ce ne hanno pronte, per i fornitori sprovveduti che non sanno, che si entra con una cravatta. Perché l’apparenza, eh! Se non salviamo almeno quella, cosa ci resta? Entreranno fingendo di non essere intimoriti dsdz-seeds02a tutti quei lussi antichi. Ripeteranno a mente, come un mantra, i motivi che li hanno portati lì. Una politica dalla parte della gente. Basta con gli sprechi. Cambiamo il paese, rinnoviamolo. Dimezziamo i parlamentari. Si troveranno di fronte i sorrisi di circostanza di commessi e funzionari che guadagnano in una legislatura quanto loro, forse, hanno visto in una vita. Dovranno seguire le linee di partito o del movimento, chiamatelo come volete. Dovranno dire non si tratta. Al massimo faranno un patto per cambiare la legge elettorale e il numero dei parlamentari.  Cambierà la legislatura, appena rimossa la carcassa di questa legge elettorale. E la maggior parte di questi neoeletti torneranno alla vita vera. Coi commessi che ghignano sornioni. Abituati come sono a non commentare a voce alta.

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