La giusta distanza

sdz-03-upSolo stando alla giusta distanza dalla costa, puoi vedere una città di mare. Lo diceva, con altre parole, una canzone di qualche tempo fa. Ma questo esercizio grandangolare è solo l’ennesima illusione. Se non cogli gli odori, se non senti i rumori, se non cammini nelle vie guardando nei portoni e nelle vetrine, cosa puoi capire di quel posto? Qualche anno fa ho visto un bel film italiano, anzi veneto, che aveva proprio questo titolo. La giusta distanza. Era la storia di un ragazzo che voleva diventare giornalista e ilsdz-seeds02 racconto del suo coinvolgimento con i fatti di cui scrive. Non parlo di cinema. Rifletto invece su quale è giusto che sia la misura di chi mette i suoi pensieri in rete. Non ho paura a dire cosa penso, ma confesso che cominciano a seccarmi i commenti detti e lasciati filtrare. Colleghi che insinuano “Che bello il tuo blog, chissà quanto tempo ti chiede?” (Mille caratteri compresi gli spazi? Poco). O di familiari che riconoscono questo o quell’altro in una mia riflessione e sentenziano “Ma guarda che non è mica così, perché l’hai glorificato?” (Parlare di un fatto non è giudicare una persona: cosa c’era di inesatto?). Quando parlo di politica o faccio qualche battuta sui tic o sull’onestà mi sento dire “Ma non ti esponi troppo a scriverne per nome?” (No, se dico la verità). In un mondo di cauti furbi, io sono campione di cautela. Di furbizia meno. Ma sto maturando l’idea che la giusta distanza dai fatti di cui parlo sia la minore possibile. I filtri distorcono senza proteggere.sdz-03-dn

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